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La bambola giapponese

22:52:00





vi trascrivo un articolo molto interessante dal sito:
http://www.nagaikiryu.com

Un po di storia dal mondo delle bambole non guasta !

La parola che indica la bambola, in giapponese, è Ningyo ed è formata da due ideogrammi: nin "essere umano/persona" e gyo "forma", letteralmente " [oggetto] di forma umana", cioè modellino, figurina antropomorfa.


L’origine della Bambola Giapponese

La Bambola in Giappone è un oggetto particolarmente apprezzato in quanto carico di profondi e differenti significati simbolico-taumaturgici: suggella diverse armonie come l’amicizia, esorcizza le forze negative, protegge i bambini, accompagna i giovani verso la maturità ed è anche una fedele compagna di giochi. Secondo una concezione tipicamente giapponese, di derivazione scintoista, le bambole hanno addirittura una loro “anima”: Tamashi, ossia l’emanazione dello spirito dell’artista che l’ha realizzata.

Un famoso artista e costruttore di bambole,

Kagoshima, afferma:

“In questo mondo arido e complicato creare

una bambola è almeno sperare

che la sua anima sia gentile e gaia.”

Le progenitrici delle attuali bambole risalgono al periodo neolitico (4500 ca. – IV secolo a.C.), detto Jomon, che prende il nome di tipologia delle ceramiche decorate con motivi intrecciati a “cordicella”. Si tratta di piccole statuette antropomorfe dai tratti marcati, realizzate in argilla dette “dogu”, relazionabili al primitivo senso religioso giapponese. La produzione dei dogu, mostra un’ampia varietà di forme: testa a forma di cuore, occhi rotondi e cerchiati come se indossassero degli occhiali o decorate con la tipica tecnica “a corda” denominata appunto Jomon.
In seguito nel periodo detto “Kofun” (IV secolo d.C.), dal nome degli imponenti tumuli funerari che lo caratterizzavano, apparvero delle statuette d’argilla vuote, chiamate “haniwa”, il cui significato non è ancora stato chiarito: forse fungevano da sentinelle del sepolcro; o avevano una funzione pratica come quella di prevenire l’erosione dei tumuli di terra; oppure furono introdotte per ovviare alla pratica del sacrificio dei servitori o familiari che avrebbero dovuto essere sepolti vivi insieme al nobile o al capo defunto. I primi haniwa, montati su pali posti attorno al tumulo, erano dei rudimentali cilindri, in seguito si evolsero assumendo la forma di piccole statue che ritraevano personaggi (guerrieri, sacerdotesse), animali e oggetti dell’epoca (abitazioni, imbarcazioni, ecc.).
Le prime bambole da gioco e da collezione risalgono al periodo Heian (795-1185). Si presuppone che sia stata l’introduzione del Buddismo e delle relative tecniche di costruzione delle statue a fornire i fondamenti di base per lo sviluppo della bambole. Tra le fonti attendibili, che lo testimoniano ricordiamo il primo grande romanzo giapponese, “Genji Monogatari”, scritto attorno all’anno 1000 dalla dama di corte Murasaki Shikibu, considerato il massimo capolavoro della letteratura giapponese. Nel capitolo 12, “Suma”, del mitico romanzo si parla delle “hitogata”, semplici bambole piatte realizzate con legno o carta che venivano anche utilizzate per esorcizzare il male e le negatività.

Secondo un antico rituale, chiamato “nagashi hina” (far galleggiare la bambola) o “hina okuri” (accompagnare la bambola), il primo mese dell’anno ogni giapponese si recava sulla sponda di un fiume con una hitogata, soffiava sulla bambola e la lasciava cadere in acqua, lasciandola in balia della corrente. Si credeva, infatti che l’acqua, eliminando ogni sorta di impurità, mali fisici e spiriti negativi, avesse il potere di trasformare le creature umane in esistenze pure ed originali.

Questa cerimonia viene celebrata e valorizzata ancora oggi esercitando un grande fascino su chi vi assiste.

Anche alcuni importanti scavi archeologici hanno permesso di fare risalire le prime bambole da gioco al periodo Heian.

Tra i reperti riportati alla luce, ci sono due piccole figure in legno e bambù che gli esperti ritengono siano le progenitrici delle attuali bambole da gioco giapponesi: Amagatsu e Hoko.

Amagatsu rappresenta la figura maschile, ha un corpo stilizzato ed essenziale in bambù e la testa in legno. Si leva in piedi con le braccia diritte e porta un kimono di broccato in seta.


Musha Ningyo - Il valoroso Hideyoshi Taiko

Hokko rappresenta invece la figura femminile, ha un corpo di seta bianca, imbottito e cucito intorno ad una struttura di bambù, la testa di legno e lunghi capelli neri.

Dal periodo Heian in poi i progressi nella produzione artigianale delle bambole furono notevoli. Si assistette ad una proliferazione di forme, varianti e funzioni ed alla compresenza di differenti nomi, dati in base ad una classificazione per materiale, tecniche, rappresentazioni e provenienza.

Il profondo legame che caratterizza il popolo giapponese si manifesta ancora oggi, in alcune importanti tradizioni popolari come la celebrazioni di “Hina Matsuri” dedicato alle bambole ed all’armonia familiare, o il “Tango no Sekku”, dedicato invece ai bambini.

Melinda




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quindi qualche leggera imperfezione grafica è solo segno e pregio
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